Noi, alunni della classe 4F del corso Biotecnologie Sanitarie all’ISISS Ruggiero d’Altavilla, sotto la guida dei nostri docenti, la prof.ssa Paola Scontrino e il prof. Antonino Signorello, due insegnanti preparatissimi e sempre disponibili, che ci hanno supportato con grande competenza in ogni fase dell’esperimento, con molto entusiasmo abbiamo osservato i parameci.
Tutto è partito da un semplice infuso di fieno: il prof. Signorello ha precedentemente immerso erba secca in acqua dolce stagnante, lasciandola fermentare per giorni a temperatura ambiente. Questo “brodo primordiale” ha creato l’habitat perfetto per lo sviluppo spontaneo di microorganismi, tra cui i nostri protagonisti: i parameci, protisti ciliati unicellulari che popolano acque eutrofizzate ricche di materia organica in decomposizione. Dopo una settimana, abbiamo prelevato una goccia di questo infuso torbido e l’abbiamo posta su un vetrino, coprendola con un coprioggetto per l’osservazione al microscopio ottico.
Usando un obiettivo con ingrandimento 10x-40x all’oculare, la magia è iniziata! I parameci sono apparsi come proiettili viventi: forme ovali allungate, lunghe 80-300 μm, che sfrecciavano nel campo visivo grazie a migliaia di ciglia uniformi sulla loro superficie, creando un moto rotatorio a spirale. Si fermavano di colpo in una “reazione di esitamento” quando urtavano ostacoli immaginari, per poi schizzare via più veloci di prima. Conosciamo bene questi organismi: essi sono dotati di un citostoma anteriore che cattura e trascina batteri nei vacuoli digestivi, mentre i vacuoli contrattili pulsano ritmicamente per espellere l’acqua in eccesso, regolando l’osmoregolazione in un ambiente ipotonico; i nuclei grandi e piccoli (macronucleo per il metabolismo quotidiano e micronuclei per la riproduzione asessuata per scissione binaria o sessuata per coniugazione) si intravedevano sfocati.
Nel video allegato si vede esattamente questo spettacolo: parameci che danzano e ruotano, con qualche ospite come alghe simbiotiche o altri protozoi. È stato incredibile collegare la teoria, come l’habitat in pozze stagnanti, alla realtà viva sotto il microscopio. Grazie ai prof. Scontrino e Signorello, che ci hanno guidato passo passo, e alla nostra preparazione questo non è stato solo un esperimento, ma una porta aperta sul mondo unicellulare.




