La cultura come promessa mantenuta
Mazara del Vallo ha celebrato l’ottava edizione del Festival del Mediterraneo con una giornata che resterà nella memoria collettiva: la presentazione del libro La promessa di Marianna Aprile, un’opera che ricostruisce ottant’anni di storia dei diritti femminili in Italia, dal suffragio del 1946 alla prima donna a Palazzo Chigi. Un festival che non è solo fotografia, ma anche giornalismo, parola, memoria, impegno civile. Un festival che ha scelto di dare spazio ai film, ai libri e alle testimonianze che raccontano la mafia, la democrazia, la resistenza, la libertà.
Mazara è stata riconosciuta “Città che legge”, un titolo che non è un semplice marchio, ma un patto culturale: scuole, librerie, associazioni e fondazioni collaborano per diffondere la lettura come strumento di consapevolezza.
Perché la consapevolezza nasce così: da un libro aperto, da una pagina che ci costringe a scegliere, da un sì o da un no che arriva dopo aver letto.La cultura, lo studio, la scuola ci rendono liberi. Non lo fa un telefono, non lo fa un dispositivo: lo fa la conoscenza.
Il festival ha dedicato la sua giornata centrale alle donne, nel segno dell’80° anniversario del voto femminile.
Marianna Aprile, intervistata dalla giornalista Laura Bonasera e dalla dottoressa Giordana Bagnato, ha ripercorso la storia delle 21 Madri Costituenti, donne tra i 25 e i 50 anni che entrarono nell’Assemblea nel 1946 portando con sé coraggio, disciplina e una visione nuova della democrazia. Tra loro:Teresa Mattei, partigiana, espulsa da scuola a 17 anni per aver contestato le leggi razziali. Nel 1947, incinta, consegnò i documenti della Costituzione. Nilde Iotti, prima donna Presidente della Camera, in carica dal 1979 al 1992: elegante, rigorosa, giudicata spesso per l’aspetto più che per le idee, ma capace di rompere lo schema e “contare” davvero. Bianca Bianchi, definita superficialmente “sex symbol”, ma esempio di politica come servizio civile. Teresa Noce, militante comunista, attaccata per il suo aspetto fisico: un modo per ridurre la sua forza politica. Lei rispose con coerenza, coraggio e impegno. Aprile ricorda che la Repubblica democratica è stata fondata su uguaglianza e giustizia: valori che sotto il fascismo non esistevano.
Il festival ha riportato alla memoria un momento storico per la città: l’ingresso in Consiglio comunale di tre donne: Giovanna Ingargiola, Anna Adamo e Maria Gancitano
Un passaggio simbolico che racconta quanto la democrazia sia un diritto conquistato, mai scontato.
Tra le storie ricordate, quella di Franca Viola, la giovane siciliana che nel 1965 rifiutò il matrimonio riparatore dopo essere stata sequestrata e violentata.
Il suo “no” cambiò la storia d’Italia: da quel momento, la dignità femminile non fu più negoziabile.

Il Festival del Mediterraneo ribadisce la sua vocazione: essere internazionalista, creare ponti, favorire lo scambio di conoscenze.
La cultura non è un confine, ma un mare che unisce.
Il festival ha ribadito un concetto chiave: ci vuole più femminismo, perché femminismo non significa privilegiare le donne, ma chiedere parità tra donne e uomini.
La parità è un luogo dove tutti devono esserci, anche gli uomini.
La promessa del suffragio femminile non è solo un fatto storico: è una domanda aperta.
Che cosa resta oggi di quella promessa?
Il festival risponde così: resta la responsabilità di continuare a leggere, studiare, discutere, scegliere.
Resta la libertà di essere cittadini consapevoli.
Resta la cultura come bene comune.
