Frankenstein e Hyde Oscurità Divise
Quando ho proposto alla classe V F di Biotecnologie Sanitarie un modulo di didattica orientativa su Frankenstein e Dr Jekyll and Mr Hyde, qualcuno ha sorriso: “Prof, ma noi studiamo DNA e colture cellulari, che c’entrano due romanzi dell’Ottocento?”. Ho risposto con una domanda:
Fra pochi mesi sarete professionisti della salute. Chi vi ha mai insegnato a chiedervi non solo se potete fare una cosa, ma se dovete farla?
Da qui si può partire.
Perché proprio questi due libri
Mary Shelley scrive Frankenstein nel 1818, quando l’elettricità e il galvanismo facevano immaginare che la vita stessa potesse essere riprodotta in laboratorio. Robert Louis Stevenson pubblica Strange Case of Dr Jekyll and Mr Hyde nel 1886, in un’epoca in cui la medicina e la psicologia nascenti iniziavano a esplorare i confini della mente umana. Due romanzi lontani nel tempo, ma che pongono a chi fa scienza domande sorprendentemente attuali.
Victor Frankenstein è uno studente brillante, ossessionato dal risultato. Crea la vita e poi, davanti alla sua creatura, fugge. Il suo errore non è tanto aver sperimentato quanto aver abbandonato ciò che ha creato. Non si assume la responsabilità delle conseguenze. Nel romanzo la Creatura lo accusa proprio di questo: di averle dato la vita senza darle una guida, una cura, un posto nel mondo.
Henry Jekyll è un medico rispettabile che testa su se stesso una sostanza capace di separare il bene dal male. Sperimenta in segreto, senza un comitato, senza un confronto, senza un limite. Quando l’esperimento sfugge al suo controllo, è troppo tardi. Jekyll ci ricorda che la tentazione di “fare da soli” e di nascondere i propri errori è sempre in agguato.

Come si può lavorare
Il modulo si svolge in inglese, perché gli studenti dovranno leggere articoli scientifici, protocolli e linee guida internazionali in questa lingua. Si possono quindi unire competenze linguistiche e riflessione etica:
- Lettura di brani scelti dei due romanzi, analizzando il lessico della scienza, della colpa e della responsabilità (creation, secrecy, duty, guilt, consequences).
- Dibattito in lingua: “Is a scientist responsible for what happens to their discoveries?”. La classe si divide in due fronti e vi accorgerete che non è facile scegliere da che parte stare.
- Il ponte con l’attualità: si possono collegare i romanzi a temi che i ragazzi conoscono bene dal loro percorso di studi, come l’editing genetico (CRISPR), la sperimentazione clinica, la privacy dei dati sanitari, l’uso dell’intelligenza artificiale in medicina, il consenso informato.
- Un caso da analizzare: gli studenti, in gruppo, scelgono una controversia scientifica reale e la presentata in inglese, applicando le domande di Victor e di Jekyll: Chi ne risponde? Chi viene coinvolto? Chi controlla?
Che cosa c’entra con l’orientamento
La didattica orientativa serve a conoscere se stessi e il mondo del lavoro. Per un futuro tecnico di laboratorio, biotecnologo, infermiere o ricercatore, la competenza tecnica è indispensabile ma non basta. Le professioni sanitarie richiedono ogni giorno scelte che nessun manuale risolve del tutto: dire la verità a un paziente, segnalare un errore, rispettare un protocollo quando nessuno ti guarda.
I romanzi ci dicono che il vero pericolo non è la scienza, ma la scienza senza coscienza: senza confronto, senza trasparenza, senza cura per chi subirà gli effetti delle nostre azioni. Ogni futuro professionista dovrebbe saper riconoscere in sé un po’ di Victor (l’ambizione che acceca) e un po’ di Jekyll (il desiderio di tenere nascosto ciò che non vogliamo vedere), e imparare a fermarsi in tempo.
Che cosa porto a casa
Alla fine del percorso si può chiedere ai ragazzi di scrivere, in inglese, una “lettera a Victor Frankenstein” o “una pagina del diario di un giovane scienziato di oggi”. Ne sono usciti testi sinceri, a volte ironici, spesso profondi.
Non dobbiamo pretendere che gli studenti escano dal modulo con tutte le risposte. Si può però sperare che escano con le domande giuste, e che, un giorno, in un laboratorio o in un reparto, qualcuno di loro ricordi che dietro ogni provetta, ogni dato e ogni cartella clinica c’è una persona.
Perché, come ci insegnano Shelley e Stevenson, la scienza può creare molte cose, ma la responsabilità non si può delegare.
