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MAZARA DEL VALLO – Quattro morti sul lavoro in pochi giorni tra Mazara del Vallo, Ribera, Valdina e Palermo: una tragica coincidenza o il sintomo di un sistema di controlli insufficiente? Un’analisi dei dati sugli incidenti, delle ispezioni e delle condizioni nei cantieri e nelle aziende agricole siciliane mostra come dietro queste morti possano nascondersi carenze strutturali nella sicurezza e nella vigilanza.

Tra le vittime più recenti c’è Francesco Greco, operaio morto a Mazara del Vallo mentre svolgeva la propria attività lavorativa. L’uomo lascia la moglie e due figli.

A Ribera, invece, ha perso la vita Maricel Nicolae Neagu, precipitato da un’altezza di circa sette metri mentre potava un pino. Dopo la tragedia, la famiglia ha scelto di donare gli organi. L’episodio ha suscitato forte emozione nel paese. «Non si può accettare che in un paese civile si muoia così», ha dichiarato il sindaco Salvo Geraci.

Un altro incidente mortale si è verificato a Valdina, nel Messinese. Qui Antonio Formato, originario di Avellino, è precipitato nel vuoto da un’altezza di circa quattro metri. Il caso è stato indicato come la prima “morte bianca” registrata in Sicilia nel 2026.

E non è finita. A Palermo, Giuseppe Salvatore La Rosa è morto dopo essere precipitato dal terzo piano di un ponteggio, da un’altezza di circa dieci metri.

Quattro morti in contesti diversi ma accomunati da un elemento ricorrente negli incidenti sul lavoro: le cadute dall’alto, una delle principali cause di decessi nei cantieri e nelle attività manuali.

Le tragedie avvengono in un contesto in cui il lavoro irregolare resta diffuso in diversi settori produttivi. Nel territorio della provincia di Trapani, dall’inizio dell’anno, il Nucleo ispettorato del lavoro ha individuato 50 lavoratori irregolari, di cui 45 in nero. Controlli sono stati effettuati anche dall’INPS, che ha ispezionato 72 aziende operanti nei settori della ristorazione, dell’agricoltura e dell’edilizia, individuando 36 lavoratori in nero e 34 rapporti di lavoro fittizi. L’INAIL, dal canto suo, ha effettuato verifiche su 100 aziende, riscontrando 290 lavoratori irregolari e 4 lavoratori in nero. I dati sono emersi durante il tavolo tecnico convocato il 3 marzo in Prefettura a Trapani dalla prefetta Daniela Lupo, nell’ambito delle attività dell’Osservatorio provinciale permanente sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sul contrasto al lavoro nero e irregolare.

In alcune aree della Sicilia occidentale, in particolare nella provincia di Trapani, l’economia locale è fortemente legata al lavoro stagionale in agricoltura e nel turismo. Secondo sindacati e operatori del settore, in questi contesti la precarietà occupazionale può rendere più difficile denunciare situazioni di rischio. Molti lavoratori, soprattutto stagionali o con contratti irregolari, tendono infatti a non segnalare problemi di sicurezza per il timore di perdere il lavoro. Questo meccanismo alimenta una zona grigia in cui la sicurezza può diventare una variabile subordinata alla necessità di mantenere l’occupazione.

La sequenza di incidenti ha riacceso le denunce delle organizzazioni sindacali.
«Siamo stanchi di questi operaicidi», ha dichiarato Piero Ceraulo, segretario generale della Fillea CGIL Palermo, chiedendo la convocazione di un tavolo urgente in Prefettura per rafforzare i controlli nei cantieri, sia pubblici che privati. Già nel giugno 2025 i segretari regionali di CGIL, CISL e UIL Sicilia, Alfio Mannino con Francesco Lucchesi, Leonardo La Piana con Emanuele Gallo e Luisella Lionti con Ignazio Baudo, avevano denunciato la gravità della situazione parlando di una vera e propria «patologia sociale» legata alla trasformazione del concetto di lavoro.

Le famiglie delle vittime, Francesco Greco, Maricel Nicolae Neagu, Giuseppe Salvatore La Rosa e Antonio Formato, attendono di sapere se si sia trattato di fatalità o se vi siano state carenze nei dispositivi di sicurezza, nella formazione o nell’organizzazione del lavoro. Dietro la parola “incidente”, infatti, possono nascondersi fattori diversi: mancato utilizzo di protezioni, carenze nei controlli, condizioni di lavoro irregolari o ritmi produttivi incompatibili con la sicurezza.

La richiesta delle famiglie è semplice: che venga fatta piena luce su quanto accaduto e che tragedie come queste non si ripetano. Da queste tragedie non nasca solo il lutto, ma l’impegno: per una Repubblica che onori davvero il suo fondamento, trasformando il dolore in prevenzione e la cronaca in giustizia. Solo così il lavoro tornerà a essere emancipazione, non condanna.

Le indagini delle autorità competenti dovranno ora chiarire la dinamica degli incidenti e verificare eventuali responsabilità. Ma la domanda resta aperta: quante di queste morti potevano essere evitate? E soprattutto, quanti controlli servono perché la sicurezza sul lavoro smetta di essere una voce marginale nei bilanci delle imprese?

Questo articolo partecipa alla decima edizione del Concorso Giornalistico “Santo Della Volpe”, promosso dal Comune di Erice nell’ambito di “Non Ti Scordar di Me 2026”. Redatto da Eros Parlante, 4°F Biotecnologie, ISISS Ruggiero d’Altavilla, in risposta alla traccia sulle condizioni di lavoro precarie e il dovere di memoria, ispirato all’impegno di Santo Della Volpe per verità e giustizia.

Di Eros Parlante

Eros "La Penna Instancabile". Eros Parlante non ha mai visto un foglio bianco che non volesse subito riempire di parole. Quando non scrive articoli, probabilmente sta cercando ispirazione nelle serie TV o leggendo un libro che finirà in un giorno. Il suo motto? "Il caffè non è mai troppo! Si è meritato il titolo di senior a pochi mesi dall’inizio per il suo spirito di iniziativa e creatività. Gestisce i contenuti complessi, scrive articoli approfonditi, inchieste e analisi, con un'attenzione particolare alla qualità e all'accuratezza. Fornisce consigli editoriali al team, in particolare su temi complessi o delicati. Si occupa della pubblicazione degli articoli on line dopo la supervisione dell’editore. Insomma… fa un sacco di cose!!!

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